Nicola Ruganti, Vertigine

Vertigine, Nicola Ruganti – Bordeaux Edizioni, 2026

Il 4 marzo ho contribuito alla presentazione del libro “Vertigine”, di Nicola Ruganti, presso la libreria Feltrinelli di via dei Greci, a Napoli. In questo articolo c’è la mia “lettura” del libro.

Nella città di T., tra ferite storiche e incertezze, la diciottenne Anna si lancia in politica seguendo la sorella. Accanto a Paolo, militante adulto ed inquieto, scopre una realtà fatta di segreti oscuri — come il delitto Amato — ma anche di instancabile impegno civile. Tra sezioni e assemblee, Anna vive un anno decisivo in una città sospesa tra declino e riscatto. Vertigine è il ritratto di un’Italia fragile che, tra memoria e speranza, cerca ancora il proprio futuro.

Smascherare il potere è uno dei temi del libro.

Ma anche stare con un piede dentro ed uno fuori dall’istituzione forse con l’intenzione, o con l’illusione, o con il pretesto, di colpire il sistema.

Smascherare il potere implica la ricattabilità, l’isolamento, il boicottaggio, le minacce, e addirittura la morte per omicidio come dimostra ampiamente Nicola Ruganti soffermandosi nel libro, sulla storia del magistrato Mario Amato.

Il caro prezzo del senso di responsabilità e del coraggio di Marielle Franco

E’ a tal proposito, dello scorso mese la notizia dell’esito del processo su Marielle Franco.

Il libro non ne parla. Introduco questo tema perché Vertigine ha suscitato in me la necessità di questo spunto.

Il 25 febbraio la corte suprema brasiliana ha condannato due politici a 76 anni di carcere per aver ordinato l’omicidio, nel 2018, di Marielle Franco, attivista e consigliera comunale di Rio de Janeiro. Marielle Franco aveva smascherato il potere delle milizie che avevano messo le mani su Rio de Janeiro attraverso violenza e repressione, controllando alcuni quartieri della metropoli. Marielle Franco denunciò apertamente gli abusi della polizia, l’uccisione ingiusta di molte persone per mano della polizia e la violenza ripetuta contro le comunità emarginate nelle favelas.

Marielle Franco come purtroppo tante altre persone giuste, ha pagato con la vita per aver smascherato il potere.

Oggi vediamo alla gogna delle istituzioni filo israeliane Francesca Albanese.

Ma basti pensare a contesti anche più piccoli e locali per vedere tentativi di smascheramento del potere, finire insabbiati, oppure operazioni dal basso di controllo popolare, movimenti e piattaforme di movimento fallire per il meccanismo di cooptazione da parte del potere nei confronti di realtà e singoli.

Differenze generazionali

E poi ci sono le giovani donne, tra queste, una viene citata all’inizio del libro di Ruganti: Greta Thumberg. E viene naturale affiancarla alla figura della giovane protagonista del libro: Anna.

Il libro ci mostra in modo dirompente la differenza della pratica politica dei giovani attivisti, e dei vecchi, ormai disillusi e logorati, che però si sforzano di crederci ancora.

Paolo, protagonista insieme alla giovane Anna, è logorato, nonostante tutto si mette ancora in gioco. Ma il suo tono è paternalista e spesso poco diretto.

Anna è schietta, certamente tutt’altro che superficiale, e lo dimostra nella sua sete di conoscere il passato per imparare a leggere il presente. Ma sa che per smuovere le coscienze è necessario arrivare al cuore delle persone.

Il libro, oltre al peso della responsabilità, fa riflettere anche su quanto costi lottare per la verità.

Il Dilemma: antagonismo o disobbedienza civile

Vertigine affronta l’eterno dilemma tra antagonismo e non violenza.

Da una parte: gli scontri, la lotta armata e gli attentati.

Dall’altra: la rivoluzione non violenta, la disobbedienza civile.

Non può esistere una risposta assoluta su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Esiste il tempo ed il momento storico in cui le cose avvengono.

Esistono le partigiane curde, la resistenza palestinese, la resistenza partigiana del nostro Paese.

Ma è esistita anche la Primavera Araba, Malala, Ghandi, Alex Zanotelli, gli scioperi che hanno bloccato tutto per mesi fino a poco fa in Italia.

Esiste che ‘Tutti vedono la violenza del fiume in piena,nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono.’, per dirla con Brecht. Citazione abusata, ma sempre più appropriata.

Il libro di Nicola Ruganti mette in crisi e per questo merita di essere letto.

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