Potere come Possibilità

Caccia al Tesoro

Un libro sui vent’anni di ricerca-azione del Centro Mammut tra educazione e politica partendo da Scampia

Nato dal cemento di una piazza di Scampia nel 2007, il Centro Territoriale Mammut presenta nel libro Caccia al Tesoro – Potere, invisibilità e ciò che si impara con i bambini, una sintesi dei suoi primi vent’anni di impegno. In queste pagine, la scuola attiva di maestri come Freinet e Dewey prende vita nelle strade, trasformandosi in una ricerca-azione che mette al centro il tema del potere e dell’etica nelle periferie.

Tra riflessioni teoriche, cacce al tesoro educative e testimonianze di “artigiani della pedagogia”, il libro, edito da Altreconomia, a cura di Giovanni Zoppoli, offre un distillato di indiscussa competenza in ambito pedagogico, creatività e cambiamento sociale.

Ho avuto il piacere di contribuire alla presentazione di questo libro, il 25 ottobre alla libreria Feltrinelli di via dei Greci, Napoli.

Giovanni Zoppoli scrive che la vera crescita individuale e spirituale è inscindibile dall’impegno politico per la giustizia sociale. Ci riappropriamo del nostro potere solo smettendo di delegare agli altri e assumendoci la responsabilità diretta di cambiare la realtà. 

Questo significa agire concretamente nel quotidiano: trasformare l’istruzione contro l’omologazione, rivoluzionare il lavoro e migliorare gli spazi pubblici, passando dalla passività all’azione trasformatrice in ogni ambito della vita.

Educare all’indipendenza

Il ruolo dell’educatore, laddove la sua figura non sia ridotta a quella di “intrattenitore” o animatore, non può non essere politico perché promotore di trasformazione e di crescita, tanto individuale, quanto collettiva. 

Giovanni Zoppoli scrive: “l’educazione deve tendere a creare autonomia e non dipendenza!”.

Eppure spesso nel lavoro educativo si incappa proprio in questa contraddizione.

L’Educazione è politica

L’intervento dell’educatore politico è un intervento che si muove in una prospettiva critica e trasformativa della città e soprattutto mettendo in discussione il potere e risignificandolo. 

A proposito di Napoli, Giovanni Zoppoli ci rimanda alla divisione in due città impermeabili di Domenico Rea. Una di queste due città è quella che resta arenata nelle problematiche croniche che volutamente stentano a trovare risoluzioni.

In questo scenario, Zoppoli definisce Scampia come “luogo del simbolo” dove ciò che continua a mancare, è la capacità di prendersi cura dell’ordinario, ma che continua a diventare red carpet “dove giocarsi carriere simboliche” (Zoppoli, cit.).

Princìpi e obiettivi

In questo contesto, alcuni dei princìpi dell’azione educativa del Centro Mammut, in questi anni si è orientata secondo dei punti cardinali notevoli:

  • Democrazia dal basso: con l’esercizio di prendersi il potere di influenzare le decisioni politiche affinché non venissero imposte dall’alto o guidate da interessi altri.
  • Risignificazione del potere a scuola: Trasformare il concetto di “potere” nel contesto scolastico, costruendo insieme a studenti e docenti un modello basato sulla partecipazione e non sul dominio.
  • Emancipazione ed equità: Dare potere agli esclusi per una più giusta distribuzione delle risorse, superando le dinamiche assistenziali (vittima-salvatore) che generano dipendenza anziché autonomia.
  • Ricerca come motore sociale: Adottare la ricerca-azione come metodo quotidiano per apprendere e, contemporaneamente, innescare il cambiamento sociale.

Il Mammut ci insegna che Potere, oltre a significare dominio, può significare POSSIBILITA’.

Possibilità di cambiare, di sovvertire, di ampliare il campo del possibile e superare il concetto di predestinazione. 

L’educazione non è mai un atto neutro

L’esperienza del Mammut a Scampia ci ricorda che l’educazione non è mai un atto neutro: o è uno strumento di omologazione o è una pratica di libertà. Rivendicare il diritto alla “manutenzione dell’ordinario” e trasformare il potere da esercizio di dominio a facoltà di agire significa, prima di tutto, restituire dignità al presente.

“Caccia al tesoro” non è solo il titolo di un libro, ma l’invito a rintracciare, sotto il cemento dell’indifferenza, lo scrigno nascosto della responsabilità collettiva e della gioia di cambiare il mondo, un passo (e un doposcuola) alla volta.

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